Tutto nasce col cardiofrequenzimetro
Mi sono laureato nel 1979. Specialità in Cardiologia nel 1985. Poi Medicina dello Sport, perché ero curioso — di quella curva strana che fa la frequenza cardiaca durante uno sforzo massimale, di cosa succede dentro un ciclista che sale a 500 watt, di una fisiologia che ai miei occhi sembrava estrema e bellissima.
Non era facile trovare qualcuno che ne sapesse davvero. Poi ho incontrato il Professor Conconi.
Conconi aveva messo a punto un test semplice, eseguibile sul campo: durante un test incrementale — bici, corsa, nuoto, cambiava poco — la frequenza cardiaca sale in modo lineare fino a un certo punto, poi si incurva. Quel punto di deflessione correla bene con LT2, la soglia anaerobica. Per arrivare a lui ho dovuto frequentare ciclisti di alto livello, in particolare la Gewiss Ballan.
Nel 1995, a un ritiro della Gewiss a Pavia, ho conosciuto Ulrich Schoberer. Era un ingegnere tedesco. Aveva inventato la pedaliera strumentata — SRM — che avrebbe poi cambiato per sempre la fisiologia e l’allenamento dei ciclisti di tutto il mondo. All’epoca sembrava un oggetto quasi misterioso. Oggi ogni corridore professionista pedala con un misuratore di potenza.
La mia tesi di specialità in Medicina dello Sport si intitolava “Regolazione simpato-vagale della frequenza cardiaca in esercizio”. Affrontava l’utilizzo della HRV — la variabilità della frequenza cardiaca — per indagare la risposta fisiologica durante lo sforzo. Per un giovane cardiologo abituato a guardare l’ECG come strumento diagnostico, scoprire che il battito a battito raccontava qualcosa di più era una rivelazione.
Lo strumento che rendeva tutto questo possibile era il cardiofrequenzimetro. Polar. Conconi usava Polar. Polar cominciò a produrre dispositivi capaci di registrare la frequenza cardiaca battito a battito, aprendo la strada all’analisi della variabilità. Dietro quella analisi c’è una matematica non semplice — ma in quegli stessi anni la Cardiologia stava scoprendo il significato prognostico della HRV dopo l’infarto. Scrivere HRV su PubMed restituisce migliaia di risultati. Non era solo sport: era medicina.
Alla fine degli anni ’90 facevo test di Conconi con analisi HRV. Vedevo delle cose che non riuscivo a descrivere matematicamente. Ci ha pensato Giovanna Zimatore, anni dopo, applicando l’analisi RQA ai tacogrammi RR di test incrementali — riuscendo a identificare LT1 e LT2 con un approccio che allora non esisteva. Oggi stiamo collaborando.
Negli anni 2000 i dati si moltiplicano: frequenza, HRV, velocità, cadenza, VAM, poi potenza, poi GPS. Hunter Allen e Joe Friel capiscono prima di molti cosa si può fare con l’SRM. L’asse si sposta dall’Europa agli Stati Uniti. Garmin soppianta Polar, acquista gli algoritmi di Firstbeat — nati in casa Polar — e diventa il riferimento mondiale.
Dal 2000 al 2004 sono stato medico della Nazionale italiana di ciclismo fuoristrada. Avevo in mano dati che pochi sapevano come leggere. L’entusiasmo, fuori dal campo, era zero. Ambienti dove si facevano i conti di quello che entrava in tasca, non di quello che entrava nei polmoni di un atleta. Ho imparato anche da quello.
Oggi un atleta — ma anche una persona sedentaria con un fattore di rischio — può monitorare sonno, stress, frequenza cardiaca, variabilità, glicemia in continuo, pressione arteriosa, temperatura corporea, persino un ECG a singola derivazione per rilevare la fibrillazione atriale. Il problema non è la quantità di dati. È che ogni azienda usa sistemi proprietari, algoritmi non validati clinicamente, e raccoglie quei dati per i propri scopi. La supervisione medica non è prevista. Questo, ai miei occhi, è un errore grave. Lo chiamo miopia economica: stai raccogliendo dati preziosi su milioni di persone e li stai usando per vendere abbonamenti e pubblicità, invece di costruire strumenti di medicina vera.
Senza contesto clinico, il dato è muto. Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, sostituisce la lettura di quel dato dentro la storia di una persona.
Una risposta concreta esiste già: intervals.icu è una piattaforma che aggrega dati da quasi tutti i principali wearable — Garmin per l’allenamento, Apple Watch per il sonno, Huawei per la pressione — in un unico posto. La uso già, sui miei dati. E sto immaginando un modello di lavoro preciso: il paziente raccoglie i suoi dati su intervals.icu e mi dà accesso. Io li ricevo tutti, li analizzo con il supporto dell’intelligenza artificiale e costruisco indicatori personalizzati. Non gli indici generici che produce automaticamente qualsiasi smartwatch. Indicatori costruiti su quella persona, con quella storia clinica, in quel momento della sua vita. È il punto in cui la competenza medica entra nel loop. Ed è esattamente il loop che oggi manca.
Quello che immagino
Battito a battito, glicemia e HRV che parlano insieme. Il sistema nervoso autonomo e il metabolismo come un unico linguaggio. Non è fantascienza — è la direzione in cui sta andando la ricerca. Il monitor continuo di glucosio non è più solo uno strumento per il diabetico: è una finestra sul metabolismo in tempo reale, durante l’esercizio, durante il recupero, durante il sonno.
Training for Life nasce da questa visione. Non ho ancora una validazione scientifica formale — ho casi, ho letteratura, ho una direzione. È un cantiere aperto. Ma è il cantiere più interessante in cui abbia mai lavorato.
Mariano Casali
Monitorare
Il monitoraggio trasforma la valutazione da episodio isolato a processo continuo. L’organismo cambia nel tempo: il piano deve evolversi con lui.
I wearables di ultima generazione — cardiofrequenzimetri, GPS, misuratori di potenza, dispositivi per il monitoraggio del sonno e dell’HRV — raccolgono dati in modo continuo durante l’allenamento e nella vita quotidiana. Questi dati vengono analizzati e restituiti come indicazioni concrete per la seduta successiva.
La variabilità della frequenza cardiaca mattutina (HRV) è uno degli indicatori più sensibili dello stato di recupero del sistema nervoso autonomo. Monitorarla giorno per giorno permette di modulare il carico in modo intelligente, prevenendo il sovrallenamento.
Per i pazienti cardiopatici, il monitoraggio da remoto tramite wearables permette di supervisionare la progressione in sicurezza, anche fuori dall’ambiente ospedaliero: ogni sessione di allenamento viene verificata, e qualsiasi anomalia viene rilevata tempestivamente.
Cosa si monitora continuamente:
Frequenza cardiaca · Potenza · Velocità · HRV mattutina · Qualità e durata del sonno · Training Stress Score · Forma atletica (CTL) · Fatica acuta (ATL)
Il monitoraggio non è controllo: è ascolto. Ascoltare l’organismo permette di capire quando spingere, quando recuperare e quando la direzione va corretta.